Giunone inferna: tra la terra e l’Ade
Giove in Sardegna viene associato alle dee che lo affiancano nella triade capitolina, Giunone e Minerva nell’iscrizione dell’epoca di Massimino il Trace proveniente da Martis (ELSard. p. 646 B 161). Si può disporre altresì di una serie di testimonianze di diversa natura che fanno riferimento ad una limitata devozione verso Giunone, che pure ricopriva un ruolo di primo piano nel pantheon romano. Le ragioni di tale limitatezza possono essere in parte rintracciate nella diffusione nell’isola di divinità frutto di eredità che venivano dal passato punico o addirittura nuragico, che avevano dominato culturalmente anche il contesto religioso come nel caso di Astarte Ericina, poi Venere Ericina. I riferimenti a Giunone sono di età imperiale, anzitutto una dedica proveniente da Nora, collocabile tra l’età augustea o tiberiana, che ricorda i membri di una famiglia, padre e figlia, entrambi coinvolti nel sacerdozio imperiale (CIL X 7541). Il padre M. Favonius Callistus ricopriva il ruolo di Augustalis primus, divenuto Augustalis perpetuus per decreto dei decurioni di Nora e in base ad un provvedimento analogo da parte degli stessi magistrati si fa tramite del ringraziamento -una statua nel foro di Nora- per la figlia, Favonia Vera, flaminica, cheestremamente pia ha deciso di donare ai cittadini di Nora una casa a Carales, sede del culto imperiale a livello provinciale, perché possano avere un punto d’appoggio nella capitale della provincia: tutta l’operazione viene posta sotto la protezione di Giunone (Iunoni sacrum). Tale consacrazione alla dea si svolge in un contesto femminile promosso dall’azione di una benefattrice Favonia: si intende sottolineare il ruolo di Giunone come protettrice di molte delle esperienze della vita delle donne, dal matrimonio nella declinazione di Pronuba, al parto come Lucina che favorisce la nascita dei bambini solo per fare alcuni esempi. Del resto le caratteristiche originarie della dea, talvolta con una fisionomia apertamente ruvida nei rapporti familiari e interpersonali – tra dei e con il genere umano – non appartengono in maniera del tutto sovrapponibile alla Iuno latina di derivazione etrusca con punti in comune piuttosto con la Uni di Veio. L’altra declinazione di Giunone, attestata questa volta a Carales, è quella legata alla morte e all’aldilà. Presso la Grotta delle vipere uno degli epitafi metrici latini della tomba di Atilia Pomptilla (CIL X, 7576) fa riferimento alle sedi di Iuno inferna, quindi di una Giunone ctonia assimilabile a Proserpina. Secondo alcuni studiosi l’ispirazione e l’immagine della dea nel verso sono ispirati da quello del libro VI dell’Eneide (VI, 138), laddove si fa riferimento all’albero da cui Enea, su indicazione della Sibilla, doveva staccare un ramo d’oro, definito sacer, per intraprendere il suo viaggio verso l’Ade. Iuno inferna sarebbe collegata alla simbologia dei serpenti scolpiti sull’architrave d’entrata della tomba con la funzione di geni, quello femminile di Iuno–Atilia Pomptilla e quello maschile il Genius di L. Cassius Philippus. Altri studiosi -in un’interpretazione che pare preferibile- si riferiscono invece ad un’identificazione vera e propria di Atilia Pomptilla con Iuno inferna-Proserpina; la donna e sposa fedele sino al sacrificio, esempio fulgido in vita, lo sarà anche presso le sedi dell’Ade poiché il suo numen, la dea che era in lei, adesso è cambiata (numine mutato) per adattarsi alla nuova realtà dell’Ade.
La toponimia, con tutte le cautele che devono usarsi nell’utilizzazione dei soli toponimi nella ricostruzione storica, offre un esempio di poleonimo, Heraeum, e un esempio di nesonimo, Heras Lutra, che potrebbero rinforzare l’ipotesi di luoghi di culto dedicati a Hera-Giunone. Heraeum, centro interno della Sardegna nord-orientale, citato da Tolomeo (3, 3,7), secondo le più recenti ipotesi, potrebbe essere collocato presso l’attuale Tempio Pausania, lungo la strada per compendium tra Tibula e Olbia, per quanto le coordinate tolemaiche collochino questo centro molto più vicino alla costa di quanto non sia realmente; il toponimo Heraeum conserverebbe la traccia dell’esistenza di un tempio, un templum Iunonis, dedicato a Era-Giunone-Astarte. Il nesonimo Heras Lutra, letteralmente l’isola dei bagni di Era (Plinio, Nat. Hist., III, 7, 85; Mart. Cap., VI, 645) farebbe poi riferimento ad una delle piccole isole del golfo di Cugnana a nord di Olbia (Soffi, Mortorio o Figarolo?), dove annualmente, in antico, si sarebbe tenuta la cerimonia religiosa di carattere misterico a seguito della quale Era avrebbe riacquistato la verginità, prima del matrimonio sacro, lo ieròs gamos, di Era e Zeus. La cerimonia, celebrata nella Grecia continentale, nelle isole dell’Egeo e in Sicilia, prevedeva l’immersione della statua della dea nelle acque di una fonte perenne o come nel caso in questione nelle acque marine prospicienti la costa o una piccola isola. Secondo Raimondo Zucca il matrimonio sacro di Hera e Zeus presso l’isolotto del Golfo di Cugnana ad Olbia costituirebbe il retaggio di tradizioni greche, ioniche o massaliote, collegate al viaggio di Eracle verso occidente o meglio all’arrivo in Sardegna dei Tespiadi, figli di Eracle e delle figlie del re di Tespie, guidati dal nipote Iolao-Sardo.
Bibliografia minima
G. Coppola, L’heroon di Atilia Pomptilla in Cagliari, “RAL”, 7 (1931), pp. 388-437
R. Lattimore, Themes in greek and latin epitaphs, Urbana-Illinois 1942, pp. 105-106
P. Cugusi, Carmina latina epigraphica provinciae Sardiniae. Introduzione, testo critico, commento e indici a cura di P. Cugusi, Bologna 2003, p. 134
P. Floris, Le iscrizioni funerarie pagane di Karales, Cagliari 2005, pp. 92-94
C. Parodo, L’ipogeo di Atilia Pomptilla, in Il tempo dei Romani. La Sardegna dal III secolo a.C. al V secolo d.C., a cura di R. Carboni, A.M. Corda e M. Giuman, Ilisso, Nuoro 2021, pp. 334-335
C. Parodo, Le molteplici immagini della morte. ‘Romanizzazione religiosa’ e culti funerari nella Sardegna di età romana, in Ancient and modern knowledges. Transmission of models and techniques in the artistic and handicraft products in Sardinia through the centuries, a cura di R. Martorelli, Saggi di archeologia e Antichistica, 1, Cagliari 2022, p. 95.
P. Grandinetti, “Gli epigrammi della Grotta delle Vipere a Cagliari: confronti per l’assimilazione al mito”, in L’Africa romana. Lo spazio marittimo del Mediterraneo occidentale: geografia storica ed economica, vol. 3, a cura di M. Khanoussi, P. Ruggeri, C. Vismara, Atti del XIV convegno di studio (Sassari, 7-10 dicembre 2000), Roma, Carocci, 2002, pp. 1757-1769.
A. Mastino, Tempio Pausania: Gemellae oppure Heraeum?, in Dal mondo antico all’età contemporanea. Studi in onore di Manlio Brigaglia offerti dal Dipartimento di storia dell’Università di Sassari, Roma 2001, pp. 79-115
G. Guzzo Amadasi, Astarte fenicia e la sua diffusione in base alla documentazione epigrafica, in A. González Blanco, G. Matilla Séiquer, A. Egea Vivancos. (Edd.), “El mundo púnico = Estudios Orientales.”, 5-6, Murcia 2004, pp. 47-57
C. Bonnet, Astarté. Dossier documentaire et perspectives historiques. (Contributi alla storia della religione Fenicio-Punica), Roma 1996
D. Hülsken, Uni-Astarte und Apollon: Der Wandel der karthagischen Politik gegenüber Sardinien im 6. Jahrhundert v. Chr. und seine religiösen Implikationen, L’Africa Romana, XIX. Trasformazioni dei paesaggi del potere nell’Africa settentrionale fino alla fine del mondo antico, a cura di M.B. Cocco, A. Gavini, A. Ibba, Carocci, Roma 2012, pp. 1721-1726
S. Ribichini, Al servizio di Astarte. Ierodulia e prostituzione sacra nei culti fenici e punici, in González Blanco, A., Matilla Séiquer, G., Egea Vivancos, A. (Edd.), “El mundo púnico = Estudios Orientales.”, 5-6, Murcia, 2001-2002, pp. 55-68.
[1]R. Zucca, Ἀντίαζον ἐς τὸ Σαρδόνιον καλεόμενον πέλαγος (Hdt I, 166): per una storia degli studi, in Μάχη. La battaglia del Mare Sardonio, Studi e ricerche, a cura di P. Bernardini, P. G. Spanu, R Zucca, Cagliari-Oristano 2000, pp. 257 ss.
A.Mastino, Le iscrizioni rupestri del templum alla Securitas di T. Vinio Berillo a Karales, in Rupes loquentes. Atti del Convegno internazionale di studio sulle “Iscrizioni rupestri di età romana in Italia”, Roma-Bomarzo 13-15.X.1989, a cura di L. Gasperini, Roma 1992,pp. 541-578.

