La prima colonia romana in Sardegna: Feronia (Posada)

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  1. Feronia

Feronia sembra essere la più antica colonia romana in Sardegna, voluta dal Senato dopo il sacco gallico del 390 a.C. e l’uccisione del difensore della rocca capitolina Marco Manlio Capitolino, console del 392 a.C. (Livio 5, 47): dopo l’allontanamento dei Galli, che la tradizione lega all’intervento risolutivo di Furio Camillo, Capitolino avrebbe liberato 400 debitori insolventi, rovinati dall’orda barbarica, concedendo dei prestiti senza interesse (Livio 6, 20, 6). Nel pieno delle lotte tra patrizi e plebei, ostile al patriziato e sostenitore dei diritti della plebe indebitata dopo le devastazioni dei loro agri, Manlio Capitolino fu accusato di aspirare al regnum e gettato da quella rupe Tarpea che qualche mese prima aveva difeso dai Galli, grazie alle oche capitoline (Livio 6, 20, 12)[1]. Dobbiamo a Mario Torelli questo collegamento con la notizia di Diodoro Siculo relativa all’invio in Sardegna di una colonia di 500 Romani esentati dal pagamento delle imposte, in un anno che potrebbe essere il 378 (15, 27,4); siamo negli anni in cui Teofrasto colloca un’incursione romana in Corsica per la raccolta di legname (H. P. 5, 8, 2) [2]. Feronia potrebbe essere una fondazione latino-etrusca comunque italica medio-repubblicana in parallelo con la costruzione del tempio di Feronia del IV secolo a.C. nell’area sacra di Largo Argentina a Roma. Siamo in una Sardegna ancora per la gran parte controllata da Cartagine, potenza quasi assente però nell’area a Sud di Olbia e presso la foce del Rio Posada, dove localizziamo Feronia, la città che prende il nome dalla dea che nel Lazio e in Etruria proteggeva i cittadini liberi divenuti schiavi per il nexum, il debito contratto che vincolava irrevocabilmente il debitore al creditore[3]. Il poleonimo tolemaico Pheronìa corrisponde al teonimo italico Feronia, la grande dea della componente plebea e, in particolare, servile che assicurava con l’asylìa dei suoi luci (il Lucus Feroniae presso Capena, Roma, il lucus di Tarracina) e dei suoi santuari, la salvaguardia dei servi fuggitivi e la manomissione degli schiavi. L’area di Olbia ha ora rivelato la presenza di un antico insediamento Villanoviano a Tavolara[4].

In Sardegna Pheronía è effettivamente attestata ancora nel II secolo d.C. nella Geografia di Tolomeo, che la colloca a 10’ a Sud delle foci del fiume Kaidríos (Cedrino), ed a 20’ a Sud di Olbía. La colonia fondata da alcune centinaia di romani si può, di conseguenza, localizzare nel territorio di Posada, una piana alluvionale formata dagli apporti del Rio Posada, che ha comportato un avanzamento della linea di costa, rispetto all’antichità: l’agro fu allora assegnato a singole famiglie, in un possesso precario che non sempre fu tollerato dai Cartaginesi. Va rifiutata l’identificazione del Portus Liguidonis dell’Itinerarium Antonini con la stessa Feronía, porto collocato sempre sulla costa orientale della Sardegna, tra Coclearia (San Teodoro) e Fanum Carisi (Irgoli), dunque probabilmente a Santa Lucia di Siniscola[5]. Se seguiamo Mario Torelli, la colonia, supposta di plebei, avrebbe causato il successivo intervento di Cartagine per riaffermare il proprio predominio in Sardegna; in questo quadro si spiega l’introduzione nel secondo trattato fra Cartagine e Roma, del 348, l’esplicito divieto ai Romani di svolgere il commercio e di continuare nella fondazione di città in Sardegna[6].

A confermare la presenza romana in un’età così risalente sarebbe la celebre statuetta in bronzo di Hercoles di fattura campana-sabellica, di ambito “mercenariale”, del principio del IV secolo a.C., rinvenuta proprio a Posada[7] e un frammento di cratere apulo a figure rosse del Pittore dell’Ipogeo Varrese di circa il 350 a.C. individuato in una grotta del Monte Albo presso la piana del Rio Posada. I crateri magno greci si inseriscono bene nel quadro dei commerci tirrenici che Roma, dapprima in collaborazione con Caere e successivamente da sola, attiva sin dal IV secolo a.C.[8] Il bronzetto di Eracle viene datato ai primi decenni del IV secolo a.C., riferito a una produzione campana oschizzata, ma collegata alla fondazione di Feronia, la colonia in Sardegna fondata dagli schiavi per debiti devoti della dea Feronia[9].

Quale sia stata la reazione cartaginese è certo da escludere, se si accetta la ricostruzione degli eventi proposta, che la città venisse distrutta, poiché essa è testimoniata da Tolomeo in piena età imperiale. I ritrovamenti di materiale tardo repubblicano nel corso delle prospezioni archeologiche anche più recenti documentano la continuità dell’insediamento e la sua funzione di approdo lungo la rotta tirrenica. Nel periodo imperiale la strutturazione della via da Olbia a Caralis dovette investire l’area di Posada e quindi Feronia. La principale testimonianza della prima età imperiale è rappresentata dal diploma del 5 maggio del 102 d.C. rilasciato da Traiano ad un soldato della cohors II Gemina Ligurum et Corsorum cui prae(e)st Lucius Terentius Serenus ritrovato una decina d’anni fa (AE 2013, 650 e 2014, 544)[10]. Sappiamo che il reparto fu presto trasferiti da Traiano in Siria, negli anni successivi al passaggio della Sardegna al Senato (111 d.C.)[11]; in Siria troviamo la coorte comunque prima del 129 fino almeno al 153 d.C.[12]. Potrebbe essersi trasferito in oriente con il reparto anche il primo proconsole di Traiano Cossonius. Nel diploma viene citato ilfante ex pedite Hannibal Tabilatis f(ilius) Nur(ac) Alb(-), sua moglie Iuri figlia di Tammuga, uxor eius Sordia (da intendersi come un vero e proprio etnico, difficilmente Sarda), i figli Sabinus e Saturninus con onomastica latina, in vista di un possibile futuro arruolamento; infine le figlie Tisareni, Bolgitta, Bonassonis (?)[13]. Per Nur(ac) Alb(—) sembra doversi pensare ad un villaggio sulla costa orientale della Sardegna, collocato presso un nuraghe in pietra calcarea bianca: si è pensato ai nuraghi di Siniscola, Sa Domu Bianca, di Dorgali, Nuraghe Arvu, oppure sul Golgo di Baunei, Nuraggi Albu: nella stessa area sono stati richiamati di recente da Pasquale Zucca i nuraghi di Coa ‘e Serra o di Doladorgiu[14]. La forma epigrafica nurac per indicare i nuraghi sardi è documentata a Mulargia[15]. In realtà più recentemente Davide Faoro ha messo giustamente in rilievo l’anomalia dell’attestazione di un doppio toponimo dopo il nome del soldato: sarebbe preferibile ipotizzare una soluzione differente, magari pensare ad un etnico Nur(ritanus) Alb(-) [16]. La bibliografia affronta soprattutto l’origine sarda del soldato a seconda che si intenda Nur(ac) Alb(um) un toponimo[17] o un etnico[18]: in ogni caso si trattava di un peregrino, non originario dunque da una famiglia discendente dagli antichi coloni romani di Feronia, ormai dispersi.


[1][1] F, Cassola, Lo scontro tra patrizi e plebei e la formazione della “nobilitas”, in Storia di Roma. Roma in Italia, I, Torino 1988, pp. 456 s.; P. Ruggeri, Titus Manlius Torquatus, privatus cum imperio, in Africa ipsa parens illa Sardiniae. Studi di storia antica e di epigrafia, Edes, Sassari 1999, pp. 115-129.

[2] S. Amigues, Une incursion des Romains en Corse d’après Théophraste, H. P. V, 8, 2, «Revue des Études Anciennes», 92, 1990, pp. 79-83; Ead., Théophraste. Recherches sur les plantes. Livres V et VI, Les Belles Lettres, Paris 1993, p. 102; R. Zucca, La Corsica romana, S’Alvure, Oristano 1996, pp. 69 ss.

[3] M. Torelli, “Colonizzazioni etrusche e latine di epoca arcaica: un esempio”, in Gli Etruschi e Roma. Incontro di studio in onore di Massimo Pallottino (Roma, 11-13 dicembre 1979), Roma, Giorgio Bretschneider Editore, 1981, pp. 71-82. L’episodio non si sarebbe mai verificato per I. Didu, “Il supposto invio di coloni romani in Sardegna nell’anno 378/7 a.C.”, in Athenaeum, L, 1972, pp. 310-329.

[4] Ultimi scavi in F. di Gennaro, S. Amicone, R. D’Oriano, P. Mancini, L’insediamento villanoviano dell’isola di Tavolara, presso le coste della Gallura, The Journal of Fasti On Line, Roma 2023.

[5] M. Bonello, A. Mastino, Il territorio di Siniscola in età romana, in AA.VV., Siniscola dalle origini ai nostri giorni a cura di E. Espa, Il Torchietto, Ozieri 1994, pp. 157-218; vd. anche A. Boninu, Santa Lucia, dal reperto al paesaggio. Percorsi in costruzione a Santa Lucia dio Siniscola, in A. Pipere (cur.), Santa Lucia: paesaggi e passaggi, Rassegna di studi storici e sociali sul territorio e il mare, Atti convegno 24 settembre 2018, Edizioni Solinas Nuoro 2018, pp. 34-53.

[6] B. Scardigli, I trattati romano-cartaginesi, Scuola Normale Superiore, Pisa 1991.

[7] G. Colonna, Bronzi votivi umbro-sabellici a figura umana, I, Roma 1970, pp. 126 ss.; P. Bernardini, R. Zucca, L’isola di Herakles. Mostra storico-archeologica, Oristano, Palazzo Arcais-Antiquarium Arborense (2 febbraio 2004-15 settembre 2004), in Il Mediterraneo di Herakles, Studi e ricerche, P. Bernardini, R. Zucca edd., Carocci, Roma 2005, p. 292 nr. 44.

[8] Sul cratere apulo di Pheronìa cfr R. D’Oriano, Contributo al problema di Feronia polis in “Nuovo Bullettino Archeologico Sardo”, II, 1985, 1989, pp. 229-247.

[9] D’Oriano, , Contributo al problema di Feronia polis cit., pp. 229 ss. Vd. A. Mastino, Eracle nel Giardino delle Esperidi e le Ninfe della Sardegna nell’Occidente Mediterraneo mitico, “Archivio Storico Sardo”, LV, 2020, Cagliari, Deputazione di Storia Patria, p. 22.

[10] A. Sanciu, P. Pala, M. Sanges, Un nuovo diploma militare dalla Sardegna, “Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik “186, 2013, pp. 301–306.

[11] Vd. A. Mastino, R. Zucca, La constitutio del Forum Traiani in Sardinia nel 111 a.C., “Journal of Ancient Topography – Rivista di Topografia antica”, XXII, 2012, edited by G. Uggeri, Mario Congedo editore, pp. 31 ss.

[12] AE 2006, 1841, 1845, 1846, 1851, 1852; W. Eck, A. Pangerl, Eine Konstitution des Antoninus Pius für die Auxilien in Syrien aus dem Jahr 144, “Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik”, 188, 2013, pp. 255-260.

[13] Vd. A. Ibba, Il diploma di Posada: spunti di riflessione sulla Sardinia all’alba del II secolo d.C., “Epigraphica”, LXXVI, 1-2, 2014, pp. 209 ss.; vd. anche A. Mastino, R. Zucca, Unnuovo titulusdella cohors Ligurumin Sardinia e il problema dell’organizzazione militare della Sardegna nel I secolo d.C., in L’iscrizione e il suo doppio, Atti del Convegno Borghesi 2013, a cura di A. Donati, Fratelli Lega Editori, Faenza 2014 (Epigrafia e antichità, 35), pp. 405 ss.; degli stessi autori: L. Cossonius L. f. Stell(atina tribu) Gallus Vecilius Crispinus Mansuanius Marcellinus Numisius Sabinus pro consule provinciae Sardiniaee la constitutiodel Forum Traiani, “Gerión, Revista de Historia Antigua”, 32, 2014, p. 206 n. 48.

[14] Ibba, Il diploma di Posada, p. 217 n. 31 presenta un elenco più ampio: nuraghi di Borore, Bortigali, Birori, Sinnai, Uras, Masullas, Cossoine, Perfugas, Pozzomaggiore, Baunei, Nulvi, Dorgali, Alghero, Olmedo, Quartu S. Elena, Sindia, Siniscola, San Vero Milis. Per Pasquale Zucca, vd. P. Zucca, Il diploma di congedo di Hannibal (102 d.C.). La romanizzazione della pianura del Nord Ogliastra e del Supramonte di Baunei, 2017, in Sardegna mediterranea, 41, 2016, pp. 60-67.

[15] G. Paulis, La forma protosarda della parola nuraghe alla luce dell’iscrizione latina di Nurac Sessar (Molaria),in “L’epigrafia del villaggio”, cit., pp. 537 ss.

[16] D. Faoro, “In margine all’indicazione d’origine Nur(—) Alb(—) in un diploma dalla Sardegna”, in Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik, 211, 2016, pp. 247-249; vd. anche C. Farre, Geografia epigrafica delle aree interne della Provincia Sardinia, Ortacesus 2016, pp. 128-131, n. POS001. AE 2013, 650; 2014, 544. Per un’anomalia sui nomi dei consoli del 102, vd. C. Letta, Ancora sull’iscrizione del Monginevro e sui consoli del 102 d.C., “SCO”, 65, 2019, pp. 433-436, vedi AE 2018, 29.

[17] A. Sanciu, P. Pala, M. Sanges, “Un nuovo diploma militare dalla Sardegna”, in Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik, 186, 2013, pp. 301–306; A. Ibba, “Il diploma di Posada: spunti di riflessione sulla Sardinia all’alba del II secolo d.C.”. Epigraphica, LXXVI, 1-2, 2014, pp. 209-229; Pasquale Zucca, Il diploma di congedo di Hannibal, cit.

[18] D. Faoro, “In margine all’indicazione d’origine Nur(—) Alb(–) cit., pp. 247-249.