Sintesi sulle persecuzioni contro i cristiani in Sardegna

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  1. Le persecuzioni

Nel frattempo la tradizione vuole che la Sardegna si sia popolata di martiri coinvolti nella persecuzione di Diocleziano, come Saturnino ed Efisio a Caralis; Lussorio a Forum Traiani, Gavino, Proto e Gianuario a Turris Libisonis; Simplicio a Olbia; per non parlare di tradizioni precedenti come per Antioco a Sulci[1].  Il tema della storicità delle persecuzioni in Sardegna sarà affrontato nel volume di Antonio Piras in questa stessa collana: eppure non possiamo non accennare alle iscrizioni turritane che potrebbero conservare il ricordo dei martiri. È il caso di AE 1999, 811 = CLESard. 20, metrica (versus heroicus) con la parola martur[—], che difficilmente può esser intesa come un nome di persona[2]. La dolce puella Adeodata è stata a sanctis marturibus suscepta, sepolta presso le tombe dei santi martiri sul Mons Agellus di Turris (AE 2006, 527); per Matera  sepolta alla metà del IV secolo, morta a 70 anni, dunque testimone dell’età di Diocleziano: nell’epitafio in esametri dattilici poco accurati si precisa exitium nec timuit, espressione tradotta in modo forse troppo esplicito: <<non ha avuto paura della morte violenta>> (AE 2005, 689; CLESard. 18 bis); ancora più chiaramente Paolo Cugusi spiega,  exitium, scil. ‘martyrii’[3], perché superò ogni prova (confidando) in Cristo; a gloria di lei la luce risplenderà con un’aureola perenne; era stata destinata a diventare genitrice delle madri e degli indigenti. Allo stesso modo Secundus ad Olbia, CIL X 7995, inopum refugium,  peregrinorum fautor; a Tharros Karissimus di CIL X 7914, trochei, è  amicorum omnium prestator bonus, pauperum mandatis serviens[4]. Infine l’epitafio di Flavia Cyriaca con un ritmo giambico (AE 1994, 796 e CLESard. 19), nella rilettura che ne ha recentemente fatto Paolo Cugusi, l’espressione optabam in manibus tuis anans spiritus dare appare come di difficile interpretazione, ma anans forse può essere intesa “ad caelum tendens”.[5]

Sono solo alcuni dei casi che hanno attirato l’attenzione degli studiosi, soprattutto per la precocità delle testimonianze, alcune che rimandano all’età delle persecuzioni: non è il caso di tornare in questa sede sul valore delle passioni dei martiri sardi, recentemente studiate da Antonio Piras e dai suoi collaboratori[6].  Naturalmente ci muoviamo in un quadro molto inquinato dai falsi[7].

Se restiamo però a Diocleziano, vanno ricordate le quattro basi di statua poste a Turris Libisonis nel 305, anno di censo se vengono citati i duoviri quinquennali, forse in occasione delle celebrazioni dei 350 anni della colonia: le dediche furono effettuate dal senato cittadino ai tetrarchi persecutori, Diocleziano, Massimiano, Galerio e Costanzo Cloro; oggi rimane solo la base posta per Galerio Cesare (ILSard. I 241).  A fronte dell’esultanza e delle cerimonie volute dai decurioni e dall’aristocrazia cittadina, ci resta l’impressione di una comunità divisa, se veramente il vulgus e il  populus di Turris di AE 2005, 689  (la plebs cristiana)[8]  ancora piangevano per la uccisione di Gavinus, forse stringendosi attorno al proprio vescovo.


[1] P.G. Spanu, Martyria Sardiniae. I santuari dei martiri sardi, Oristano, S’Alvure, 2000 (Mediterraneo tardoantico e medievale. Scavi e Ricerche, 15). Si rimanda ad A. Mastino, La Sardegna cristiana in età tardo-antica, in La Sardegna paleocristiana tra Eusebio e Gregorio Magno, Atti del Convegno nazionale Cagliari 10-13 ottobre 1996, a cura di A. Mastino, G. Sotgiu, N. Spaccapelo, Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna, Studi e ricerche di cultura religiosa, Nuova Serie, I, Cagliari 1999, pp. 263-307 e ovviamente a R. Turtas, Storia della chiesa in Sardegna dalle origini al Duemila, Roma, 1999.

[2] .M. Corda, Le iscrizioni cristiane della Sardegna anteriori al VII sec., Città del Vaticano, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, 1999 (Studi di antichità cristiana, LV), p. 204, 233, TUR008; vd. ora i dubbi di P. Cugusi (adiuv. M.T. Sblendorio Cugusi), Carmina Latina Epigrahica IV, 1, Carmina in provinciis reperta, De Gruyter 2023, pp. 5 s. nr. 2310; che non esclude l’ipotesi prospettata da A. Mastino, “Una traccia della persecuzione dioclezianea in Sardegna? L’exitium di Matera e la susceptio a sanctis marturibus di Adeodata nella Turris Libisonis del IV secolo”, in Sandalion. Quaderni di cultura classica, cristiana e medievale, vol. 26-28 (2003-05), 2007, p. 167. Più negativa la posizione di V. Fiocchi Nicolai e D. Mazzoleni, in R. Martorelli, A. Piras, P.G. Spanu (cur.), Isole e terraferma nel primo cristianesimo. Identità locale ed interscambi culturali, religiosi e produttivi, XI Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana, PFTS, Cagliari 2015, nella discussione alle pp. 529 s.

[3] Cugusi, Carmina Latina Epigrahica IV, 1 cit., pp. 13 s., nr. 2308.

[4] Ibid., p. 12 nr. 2307.

[5] Ibid., pp. 15 ss., nr. 2309.

[6] A. Piras (cur.), Passiones martyrum Sardiniae ad fidem codicum qui adhuc extant nec non adhibitis editionibus veteribus, editori M. Badas, G. Fois, C. Melis, A. Piras, L. Zorzi, Olms, Hildesheim, Zurigo, New York 2017. Vd. anche G. Zichi, K. Accardo, Passio sanctorum martyrum Gavini Proti et Ianuarii, Chiarella, Sassari 19895.

[7] D. Mureddu, D. Salvi, G. Stefani, Sancti innumerabiles, Scavi nella Cagliari del Seicento: testimonianze e verifiche, Oristano 1988, Per Gesico vd. ora AE 2017, 539 e L’isola dei santi. Il Vescovo Amatus di Gesico e i Martiri della Sardegna. La invenzione dei Santi Martiri tra Africa, Sardegna e Catalogna, a cura di P. Ruggeri e C. Carta, Sandhi Edizioni, Cagliari 2021.

[8] F. Grossi Gondi, Trattato di epigrafia cristiana latina e greca del mondo romano occidentale, Roma 1920 (rist. 1968), p. 127 e 307.